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Adoc chiede la liberalizzazione totale per i saldi

Per Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc: “I saldi devono affrontare le concorrenze dell’e-commerce, un settore che riesce a fare affari tutto l’anno rispetto ai negozi fisici, dato che sul web è sempre possibile approfittare di sconti e offerte, in media del 10-15%. Questo è uno dei motivi per cui la spesa per i saldi è sempre più contenuta: i consumatori preferiscono diluire la spesa per il vestiario durante l’anno, piuttosto che concentrarla in un determinato periodo. Inoltre, molti negozi fisici effettuano promozioni continue durante l’anno. A questo punto crediamo sia opportuno liberalizzare completamente i saldi”.

Il rito dell’acquisto a saldo è fortemente depotenziato, a causa di una pluralità di motivi. Da una parte la combinazione tra redditi bassi e spese primarie e irrinunciabili elevate, come quelle sostenute per alimentazione, casa, trasporti e tasse, che quindi non permette alle famiglie italiane di destinare grosse cifre agli extra. Dall’altra l’avvio dei tagli al prezzo subito dopo le festività e a poca distanza del Black Friday di novembre, e l’ascesa dell’e-commerce, limitano ulteriormente la corsa alle vendite scontate.

“L’espansione dirompente del fenomeno del Black Friday associata al ricorso frequente alle vendite promozionali e ad altri espedienti per praticare sconti e riduzioni di prezzo ci confermano che i tempi sono maturi per una liberalizzazione dei saldi che al momento rappresentano un mero vincolo burocratico costantemente aggirato con gli stratagemmi più diversi- continua Tascini. Oramai i saldi sono solo un simulacro senza alcun senso e pertanto sarebbe opportuno modificare le leggi che li regolamentano liberalizzando i periodi nei quali i singoli esercenti commerciali determinano autonomamente quando effettuare gli sconti sulla merce venduta senza essere soggetti a vincoli di sorta”.

A fronte di tutto questo l’Adoc si chiede se ormai abbia ancora un senso, anche per i negozianti, mantenere l’attuale configurazione dei saldi e non piuttosto liberalizzarli e lasciarli attivi tutto l’anno. Una soluzione che offrirebbe un vantaggio sia per i consumatori che per i venditori e che darebbe respiro al piccolo commercio che rischia di scomparire fagocitato dai centri commerciali e dall’e-commerce.