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App Immuni: “Per Adoc promossa sulla privacy ma servono ulteriori risposte e garanzie”

L’applicazione “Immuni”, a differenza dei social usati da milioni di utenti ogni giorno, è stata infatti progettata per garantire la privacy degli utenti. “Come Adoc possiamo dare solamente un giudizio positivo dopo aver attentamente analizzato il funzionamento della applicazione” – le parole di Roberto Tascini Presidente dell’Adoc. “La app associa al telefono (non alla persona) un codice casuale che cambia più volte nel corso del giorno. I codici generati da ciascun apparecchio, vengono incrociati – attraverso il Bluetooth – con altri codici generati da altri apparecchi, tenendo traccia di questo contatto. Qualora un soggetto dovesse risultare positivo al Coronavirus, questo ha la libertà di condividere questa informazione o meno.”

Come Adoc chiediamo però ulteriori informazioni, che risultano ancora essere insufficienti, sullo step successivo all’eventuale allert dell’applicazione qualora si venisse a contatto con una persona risultata positiva.

“Non ci è chiaro se e come il Servizio Sanitario Nazionale si faccia carico dei cittadini che hanno avuto contatti sospetti e se questi possano decidere in quale struttura sottoporsi al tampone, che visto la scarsa quantità di reagenti, risultano ancora di difficile reperimento. Così come ci chiediamo se basti solo l’allert a giustificazione, anche lavorativa, di una quarantena”- continua Tascini- “Come Adoc crediamo che per poter decidere o meno di scaricare l’applicazione servano ulteriori risposte e garanzie a tutela della salute e della libertà dei cittadini.”

“Risulta anomalo inoltre come i soggetti positivi, una volta effettuato il tampone non abbiano l’obbligo di dichiarare la propria positività, vanificando di fatto l’efficacia dell’applicazione”.- conclude Tascini.

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