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Il Bel Paese dei “bamboccioni forzati” – La crisi spinge i figli a tornare dai genitori

Di 27 Gennaio 2017Diritti, Economia

Il momento peggiore per un genitore, è vedere che si è costretti a far mancare qualcosa ai propri figli.

Il 29° rapporto di ricerca sulla società italiana promosso dall’Eurispes, fotografando gli effetti concreti determinati dalla crisi economica sulle abitudini delle famiglie italiane, ci restituisce un quadro d’insieme che non lascia spazio alcuno all’immaginazione.

Una famiglia su due non arriva a fine mese.

Precisamente il 48,3%, con un incremento di un punto percentuale rispetto al 2015.

Una stretta che riguarda tutti, anche i nostri amici a quattro zampe: le loro presenze nelle nostre case sono passate sempre rispetto all’anno precedente dal 43% al 33% diminuendo del 10%.

Ma purtroppo non sono queste le percentuali in discesa.

Infatti, nonostante la capacità di spesa per il 51% degli interpellati non sia diminuita, si abbassa ulteriormente la percezione della condizione economica personale.

Il 21% dei nostri connazionali si sente abbastanza povero, il 3% molto povero. La perdita del posto di lavoro (76,7%), divorzio e/o separazione (50,6%) e la malattia (39,4%) sono i motivi principali di tali condizioni che causano un disagio economico ed una conseguente sofferenza psicologica.

Un dato, a nostro avviso, va oltre modo evidenziato: il 38,7% degli italiani, a causa della loro dipendenza dal gioco d’azzardo, vede progressivamente contrarsi la propria capacità economica e la fiducia nel futuro.

Non ricorrono più alle cure il 38,1% degli italiani che, nella misura del 70%, eliminano anche i costi del pranzo fuori casa.

Il 28,7%delle famiglie ha chiesto un prestito e tra questi il 7,8% non lo ha avuto.

I prestiti serviti per l’acquisto di casa rappresentano il 46,8% dei casi, per pagare debiti accumulati nel 27,6% dei casi, per saldare prestiti con altre banche nel 17,9%, per le cure mediche il 10,9%.

“Qualcuno”, non molto tempo fa, affermò che questo era un Paese di bamboccioni, di giovani cioè insicuri e poco intraprendenti che preferivano affrontare il futuro, rimanendo a vivere con mamma e papà. Un’analisi socio economica…da analisi!

In crisi ahi noi, ci ricorda Eurispes, ci sono anche i figli che sono andati a vivere da soli. Disarcionati dalla crisi al punto tale da dover tornare a casa da mamma e papà: una scelta obbligata per quasi il 14%, impossibilitato a pagare affitti e mutui ormai divenuti insostenibili.

Un ritorno al passato che rischia di stringere ancor di più vecchie e nuove generazioni, genitori e figli, in una crisi ancora più profonda, facendo perdere autostima in se stessi, il benessere generale, con il rischio che le persone coinvolte si ripieghino ancor più su loro stessi, svalorizzandosi del tutto.

Ma rispondendo oggi alla luce di questi dati a quel  ”Qualcuno” di ieri ci sentiamo di formulare questa semplice considerazione:

Il momento peggiore per un genitore, è vedere che si è costretti a far mancare qualcosa ai propri figli.

Coinvolgere un proprio figlio nelle rinunce provoca in noi una sofferenza ancor più della rinuncia in prima persona. Sensi di colpa o di presunta incapacità anche se non ne abbiamo colpa.

Siamo allora noi a voler essere chiamati bamboccioni.

Sì, siamo allora orgogliosi di essere i genitori della generazione dei bamboccioni.

In fondo, caro sig. “Qualcuno” come le vere persone saggie ci rammentano: “…ogni scarrafone è bello a mamma soja…”