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Come i consumatori possono fermare l’Apocalisse climatica

Immaginate una situazione dove il 37% della popolazione mondiale, pari a quasi 3 miliardi di persone, sia costretta a subire ondate di caldo più frequenti e prolungate. Dove oltre 400 milioni persone dovrà fare i conti con lunghi periodi di siccità, con evidente gravissime ripercussioni sull’agricoltura e sull’alimentazione mentre numerose zone costiere sparirebbero a causa dell’innalzamento del livello dei mari. Una situazione dove si registri la scomparsa dei ghiacci nelle estati artiche, delle barriere coralline e di numerosi altre specie di flora e fauna.

Con conseguenze da scenario apocalittico: maggior numero di migrazioni “climatiche”, possibili scontri armati interni e esterni, rialzi galoppanti di prezzi e distruzione dei posti di lavoro. Nessuna o ridotta speranza di benessere non solo per le popolazioni più povere, ma anche per quelle “occidentali”.

Non è uno scenario di fantascienza ma quello che potrebbe accadere a pochi, pochissimi anni di distanza.

Secondo il rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change – Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), il più importante organo scientifico dedicato alla ricerca sui cambiamenti climatici, agli attuali ritmi entro il 2030 l’aumento della temperatura media globale sarà superiore agli 1,5 °C ritenuti la soglia massima di sicurezza per avere effetti contenuti e gestibili, seppure con grandi spese di denaro e risorse.

Questa soglia potrebbe essere superata in appena 12 anni, nel 2030. Ma se si sforasse quella soglia anche di mezzo grado, arrivando ad un rialzo medio di 2°, le conseguenze sarebbero disastrose sotto ogni aspetto: ambientale, sociale, economico.

Cosa fare per fermare l’inevitabile secondo l’IPCC

Per rimanere al di sotto della soglia servono enormi investimenti, con una spesa annua pari al 2,5 per cento dell’intero prodotto interno lordo mondiale per almeno 20 anni a partire da oggi. Occorre inoltre ridurre le emissioni globali di CO2 per arrivare a produrre nel 2030 il 45% di quelle prodotte nel 2010; produrre l’85% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2050; portare il consumo di carbone a zero; destinare più di 7 milioni di km2 alle coltivazioni per i biocarburanti; raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050.

Questo è quanto i governi devono fare: investire e tanto sul cambiamento e sullo sviluppo sostenibile. In un’ottica di risposta globale che coinvolga tutti i Paesi. Nessuno può farsi da parte o tirarsi indietro altrimenti il piano non funziona. Valutando l’attuale situazione geopolitica, dalla nostra Unione Europea al resto del mondo, non sembra un’ipotesi percorribile con facilità. Piuttosto sembra un richiamo nel vuoto. Ma allora come si può fermare l’inevitabile?

Il ruolo dei consumatori

I consumatori sono il centro del cambiamento. Le industrie producono per i consumatori, l’agricoltura e gli allevamenti sono ovviamente destinati al consumo di massa, i mercati sono orientati ai consumatori. Quasi ogni azione globale antropica è avviata con la finalità dei consumatori. I consumatori sono l’ultimo tassello del puzzle e la spinta a far girare la ruota dell’economia.

Se diventiamo coscienti di questa nostra importanza allora, insieme e globalmente, possiamo invertire la rotta e ridare speranza alla Terra, a noi, alle generazioni future. I consumatori per primi possono porre in essere azioni di contrasto ai cambiamenti climatici. Dalle più semplici alle più complesse. Dal fare correttamente la raccolta differenziata a non sprecare alimenti, acqua ed energia. Dal modificare le abitudini di consumo orientandole verso un consumo responsabile e sostenibile al preferire una mobilità alternativa e a emissioni di zero.

Orientando le scelte di governi, imprese e mercati verso una maggiore sostenibilità ambientale, sociale, economica, etica e verso l’adozione di sistemi di economia circolare da radicare nell’impianto economico globale.

Spingendo per l’innovazione tecnologica a beneficio della collettività, per la tutela dei diritti dei lavoratori e dei soggetti più deboli, per l’abolizione di ogni forma di sfruttamento delle risorse naturali e per lo sviluppo e l’uso di fonti di energia rinnovabili, che siano efficienti e convenienti.

Ogni consumatore può agire fin da adesso per migliorare lo stato di forma del pianeta. Ma l’azione in solitaria è tanto eroica quanto poco impattante. Occorre un movimento compatto, globale e ben orientato per imporre il cambiamento. Come Associazione dei consumatori abbiamo avvertito questa esigenza e sarà questo il nostro compito, oggi e domani: informare, educare e orientare i consumatori verso nuovi modelli di consumo sostenibili, responsabili, critici.

P.S. Forse non è un semplice caso ma un segno del destino che l’assegnazione del premio Nobel dell’Economia a William Nordhaus e Paul Romer sia arrivato nel giorno in cui l’IPCC ha rilasciato il rapporto citato. Nordhaus e Romer sono due economisti specializzati sull’innovazione e sul cambiamento climatico. Nordhaus ha iniziato a studiare il cambiamento climatico dagli anni 70, Romer è convinto che l’innovazione tecnologica sia il principale volano dello sviluppo economico, in grado di liberare risorse per contrastare il cambiamento climatico e per creare posti di lavoro.