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La stagnazione secolare porterà nuovi poveri

E’ quanto emerge dal Rapporto sullo Stato sociale 2017, a cura di Roberto Pizzuti, presentato a La Sapienza di Roma, dove ieri si è tenuta la presentazione del “Rapporto sullo stato sociale 2017”, giunto alla sua dodicesima edizione.

La presentazione del Rapporto, è avvenuta presso l’Edificio di Economia con il sostegno del Master di Economia pubblica ed il contributo di studiosi ed esperti esterni. L’evento rappresenta un appuntamento stabile di dibattito proposto dalla Sapienza sulle problematiche del welfare state nel contesto economico-sociale. L’ incontro è stato aperto dai saluti del rettore Eugenio Gaudio, del preside della Facoltà di Economia Giuseppe Ciccarone e di Silvia Fedeli, direttore del Dipartimento di Economia e diritto. Dopo l’illustrazione del Rapporto a cura di Roberto Felice Pizzuti, è seguito un dibattito a cui hanno preso parte il presidente dell’Istat Giorgio Alleva, il professore emerito dell’Università Bocconi Roberto Artoni, il ministro della Coesione territoriale e del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, il segretario generale Fiom-Cgil Maurizio Landini, il vicepresidente Confindustria per il Lavoro e le relazioni industriali Maurizio Stirpe. Coordinatrice la Dott.ssa Annalisa Rosselli, presidente della Società Italiana degli economisti.  Le questioni affrontate nel Rapporto di quest’anno hanno riguardato la natura della “grande recessione” iniziata nel 2007-2008, le sue connessioni con l’ipotesi di una “stagnazione secolare”, la riduzione della dinamica della produttività, le proposte di decentramento contrattuale dei salari e i ruoli che possono essere affidati all’intervento pubblico e al welfare state per superare la crisi. Il Rapporto ha inoltre approfondito  le tematiche specifiche dello stato sociale in Italia e più in generale in Europa, le tendenze demografiche e migratorie, le politiche economico-sociali seguite dai responsabili dell’Unione europea e da quelli nazionali. In particolare, sono state  analizzate le ultime riforme, le proposte e le tendenze nel mercato del lavoro, il sistema previdenziale pubblico e privato, il reddito minimo garantito, l’istruzione scolastica e universitaria, il sistema sanitario, gli ammortizzatori sociali e l’assistenza. Una ghiotta occasione di confronto ed uno strumento di lavoro per studiosi e operatori del settore ma anche non esperti, su temi di grande attualità.

Nel corso dei lavori sono emerse molteplici criticità del “sistema paese” in atto. L’ Italia ha risentito particolarmente delle modalità controproducenti della costruzione europea e della ‘grande recessione’. Secondo il rapporto, infatti, i loro effetti si sono sovrapposti e mescolati con le cause di un proprio specifico declino operante da un quarto di secolo.

In sintesi, afferma laconicamente il relatore, si riduce la propensione e anche la disponibilità al coordinamento economico, sociale e internazionale – spiega il dossier- e si prospetta un ritorno a politiche protezionistiche”. A cosa si va incontro? “A un approccio alla crisi di tipo regressivo: il rischio è che ai gravi problemi economici e sociali generati dai processi di globalizzazione privi di governance seguano quelli, dagli esiti imprevedibili e minacciosi, del rafforzamento delle frontiere, trasformate in muraglie ostili e del ritorno ai già sperimentati pericoli dei nazionalismi”. Una prospettiva di cui già ci sono i primi segnali.

Sono le politiche sociali dell’Unione Europea, secondo il rapporto, che continuano a riflettere l’inadeguatezza della complessiva visione economico-sociale che ha guidato la sua costruzione. Le politiche di bilancio restrittive e particolarmente vincolanti danneggiano le economie nazionali gia’ deboli. Per quanto attiene il nostro Paese, la carenza di politiche industriali frena l’ammodernamento delle strutture produttive e la riduzione delle disomogeneità geografiche esistenti. Tra il 2008 e il 2014 – si afferma nel rapporto – il valore aggiunto del settore manifatturiero è calato del 14% nelle regioni del Nord e del 33% in quelle del Sud; nelle prime i consumi delle famiglie sono diminuiti del 5,5% mentre nelle seconde del 13%”. Nel Meridione, inoltre, il calo degli investimenti ha raggiunto il picco del 38% e nel settore manifatturiero è arrivato al 59,3%. Dall’inizio della crisi sono stati persi 576mila posti di lavoro, aggravando una situazione occupazionale già molto critica. “Nel nostro Paese – rileva il rapporto – la strategia di cercare la competitività nella riduzione del costo del lavoro e nella flessibilità del suo impiego, è stata attuata con diverse misure, tra cui la riforma Fornero del 2012 e il cosiddetto Jobs Act del 2015.

Il dossier inoltre, si sofferma sui ruoli che possono essere affidati all’intervento pubblico e al Welfare State per superare la crisi.

Sul tema specifico del Welfare è intervenuto anche il Capo dello che ha inviato un messaggio in occasione della presentazione del rapporto affermando che:” … il Welfare State è una pietra angolare del modello sociale europeo. La sua affermazione e il suo sviluppo sono il frutto di un incontro alto tra democrazia e lavoro, tra sviluppo e crescita nei diritti”. Infine a conclusione dei lavori il Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha proposto, come strumento possibile per il sostegno del welfare e della ricerca in sviluppo e innovazione, l’introduzione della web tax.