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Natale sostenibile, a tavola senza sprechi

Il pranzo e le cene di Natale con il minor impatto ambientale sono quelli che rispettano le regole del riciclo, la stagionalità degli alimenti, la provenienza locale degli ingredienti e la coltivazione biologica. Anche a tavola si può adottare l’economia circolare.

Scegliete prodotti locali e di stagione per la tavola: acquistando questi prodotti si contribuisce a sostenere i mercati a chilometri zero riducendo le immissioni di CO2;

Evitate, se possibile, la frutta esotica: datteri, carambole, ananas e altri sono preziosi dal punto di vista nutritivo ma il consumo per il loro trasporto li rende decisamente poco eco-friendly.

Fate una spesa attenta e consapevole: pianificate con attenzione il menu delle Feste, in questo modo si ha la consapevolezza di cosa e quanto acquistare, spendendo il giusto. Basti pensare che il 32% delle volte si spreca a causa di un eccesso di acquisto generico.

Comprate solo l’essenziale, preferendo la qualità alla quantità, meglio una tavola meno imbandita ma più saporita. In questo modo si evita di comprare prodotti non necessari, uno dei motivi per cui viene sprecato il cibo.

Al momento dell’acquisto evitate le offerte promozionali illusorie come i 3×2, in questo modo si acquista e si spende più del necessario. Il 26% dello spreco deriva dall’acquisto di prodotti in offerta speciale.

Seguite i calendari della stagionalità, acquistare prodotti fuori stagione costa molto di più. Se il menù è a base di pesce, escludete specie a rischio di estinzione come i datteri di mare, le aragoste e il caviale, ricavato da alcune specie di storioni già commercialmente estinte in diverse aree del pianeta; se non potete farne a meno è fondamentale scegliere un caviale certificato o da acquacoltura. Cercate sempre e comunque di variare il consumo, acquistando pesce azzurro e locale, preferendo le specie che riportano il marchio di certificazione MSC (Marine Stewardship Council) e ASC (Aquaculture Stewardship Council), le etichette che certificano rispettivamente pesce pescato e allevato secondo criteri di sostenibilità.

Per il cenone andrebbero vietati piatti, bicchieri e posate usa e getta: per chi non volesse lavare le stoviglie, ne esistono in commercio in materiale compostabile certificato (ai sensi della Norma EN 13432) che possono essere trasformate all’interno di impianti industriali, senza costituire rifiuti da smaltire. Nel caso voleste acquistarle verificate prima con il gestore o l’Azienda di raccolta se tale percorso è fattibile nel vostro Comune.

Prevenire è meglio che riciclare: durante la spesa per i cenoni di Natale evitate lo spreco di cibo considerando il quantitativo di cibi di cui avete effettivamente bisogno; consultate le indicazioni di conservazione e soprattutto le date di scadenza. Aprite solo le confezioni necessarie e servite porzioni contenute: meglio una quantità minore di cibo nel piatto accompagnata da un eventuale bis, piuttosto che una porzione abbondante avanzata nel piatto.

Donate o sostenete: in Italia si sono diffuse iniziative di recupero e ridistribuzione di prodotti alimentari dal settore della distribuzione e/o ristorazione, in cooperazione con strutture non-profit o servizi sociali: cercate quelle attive nella vostra città e contattatele per verificare se potete destinarle gli alimenti ancora confezionati, o se potete sostenerle economicamente. Se organizzate banchetti o cene con un numero elevato di invitati potreste donare anche una parte dei pasti cotti.

Fate la raccolta differenziata in modo corretto: per poter trasformare tali avanzi in biogas (combustibile rinnovabile) e in compost (fertilizzante organico per i terreni) è necessario separare tali rifiuti in maniera pulita; non vanno quindi raccolti con l’umido oggetti in vetro, metallo, plastica, lattine.

Consigli sugli acquisti degli alimenti tipici natalizi

Caviale

In commercio si trovano diverse varietà di caviale, ciascuna prende il nome del pesce dal quale vengono estratte. Tra le più note ci sono il caviale Beluga, la qualità più conosciuta e pregiata, viene commercializzato in una confezione blu ed il suo costo è superiore rispetto alle altre qualità di caviale. C’è poi il Sevruga, un caviale dal sapore deciso con aroma delicato, viene commercializzato in una confezione rossa, ad un prezzo inferiore al Beluga ed è più facile da reperire. Infine il caviale Asetra o Osetra, proveniente dalla Russia e dall’Iran, viene commercializzato in una confezione gialla.

Un buon caviale non deve avere un odore di pesce o sapore piccante, allo stesso tempo le uova devono essere ben definite, uniformi per dimensioni e non pressate. Al momento dell’acquisto è bene scegliere prodotti commercializzati in vasetto, in modo da verificare direttamente la qualità del caviale. E’ inoltre importante accertarsi che il tappo e la confezione siano privi di rigonfiamenti.

Il caviale va conservato in frigorifero a temperature non troppo basse, può quindi essere riposto nel ripiano superiore. Al momento dell’apertura la confezione dev’essere ben sigillata ed il caviale in essa contenuto va consumato entro un paio di giorni.

Panettone

Tutti i panettoni, artigianali o industriali, devono essere obbligatoriamente fatti di farina, zucchero, uova fresche (tuorli: non meno del 4% del totale), burro (non meno del 16% del totale), uvetta e scorze di agrumi candite (non meno del 20% del totale), lievito naturale costituito da pasta acida, sale.

Per i prodotti artigianali i prezzi alti dipendono fondamentalmente dall’eccellenza e dalla elevata qualità delle materie prime utilizzate, hanno una freschezza maggiore e spesso sono prodotti con ricette esclusive, anche legate al territorio d’origine. La produzione industriale italiana dei panettoni è ad ogni modo un vanto dell’industria italiana, utilizza prodotti di buona qualità e, giocando su economia di larga scale, riesce a tenere contenuti i prezzi.

Pandoro

La denominazione «Pandoro» è riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a tronco di cono con sezione a stella ottagonale e con superficie esterna non crostosa, una struttura soffice e setosa ad alveolatura minuta ed uniforme ed aroma caratteristico di burro e vaniglia.

Gli ingredienti obbligatori sono: farina di frumento; zucchero; uova di gallina di categoria “A” (cioè uova fresche) o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% intuorlo; materia grassa butirrica (cioè burro), in quantità non inferiore al 20%; lievito naturale costituito da pasta acida; aromi di vaniglia o vanillina; sale.

Capitone

In Italia, il capitone, esemplare femminile adulto dell’anguilla è consumato prevalentemente nel periodo natalizio e mediamente il suo prezzo al dettaglio oscilla tra i 28 ed i 45€ al chilogrammo. Viene commercializzato vivo, fresco, congelato, marinato, salato ed essiccato, affumicato ed inscatolato.
La carne migliore è data dagli esemplari più giovani. Un modo per capire se la carne è fresca, se il capitone non è ancora vivo, consiste nel guardare attentamente la pelle, che deve essere lucida e deve risultare compatta.

Il capitone va conservato in frigo non oltre le 12 ore. Lo si può congelare e conservare così per non più di 2 mesi.

Torrone

Le principali varietà di torrone sono quello duro e quello morbido: la differenza fra le due è dovuta a diversi fattori. Innanzitutto il diverso grado di cottura dell’impasto: difatti nel torrone duro la cottura è solitamente prolungata nel tempo fino a giungere le 12 ore. Altrettanto importante è la composizione della ricetta ed il rapporto tra il miele e gli zuccheri. Il torrone tenero, invece, ha una cottura che solitamente non supera le 2 ore; questo permette di avere un’umidità dell’impasto più alta e più tenero.I torroni si distinguono poi fra mandorlati e nocciolati.

Il torrone è riconosciuto come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. E’ quindi preferibile, se possibile, rivolgersi a produttori locali artigianali per acquistare torroni di qualità, Made in Italy e garantiti.

Cotechino

Il cotechino è racchiuso in un budello naturale e artificiale mentre lo zampone è insaccato nella pelle del piede del maiale. In entrambi i casi è sempre bene leggere le etichette che devono riportare la denominazione, gli ingredienti e la provenienza geografica. Il costo dello zampone è superiore a quello del cotechino, perché disossare e scarnificare la zampa, nonché riempirla con l’impasto, è operazione molto più lunga e complessa che insaccare semplicemente l’impasto nel budello.

Entrambi possono essere comprati freschi o cotti. Quando sono freschi subiscono prima un trattamento di asciugamento in stufa ad aria calda, mentre quando li troviamo cotti vuol dire che – prima di essere messi in contenitori ermetici dentro scatole di cartone – sono stati precotti in acqua. Quando freschi devono essere conservati in frigorifero e cotti per molto tempo prima di essere consumati.
Nella versione già cotta il tempo di cottura invece si aggira intorno ai 20 minuti, e, a differenza della versione fresca, possono essere conservati a temperatura ambiente per un periodo di tempo più lungo visto che vengono venduti in confezioni ermetiche all’interno di una scatola di cartone.