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Il rifiuto del vaccino per il morbillo e la mancanza di autorevolezza dello Stato

Da inizio anno il Ministero della Salute ha rilevato oltre 700 casi di morbillo in tutta Italia, il 230% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando erano stati rilevati 220 casi. Il dato è ulteriormente preoccupante se messo a confronto con il numero complessivo di casi di morbillo di tutto l’anno scorso, pari a 844. Più della metà dei casi di morbillo rientra nella fascia di età tra i 15 e i 39 anni, con un aumento dei contagi tra medici, infermieri e più in generale in ambito sanitario. Le regioni maggiormente interessate sono Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana.

Le coperture vaccinali, al contempo, sono in diminuzione in Italia, sia quelle obbligatorie che quelle raccomandate. Una tendenza a non vaccinarsi e/o a non vaccinare, che espone oltremodo ad un rischio superiore di contagio la popolazione tutta. Ma perché sta succedendo tutto questo?

La risposta a questa domanda può essere trovata nelle dichiarazioni del direttore generale della Prevenzione Ranieri Guerra: “L’andamento del morbillo nella popolazione con copertura vaccinale insufficiente a fermarne la trasmissione, come accade purtroppo in Italia (e per questo l’Organizzazione mondiale della sanità ci tiene sotto osservazione da due anni) è infatti a cicli, determinati dall’accumularsi di un numero sufficiente di soggetti non immunizzati e quindi suscettibili. Quando questo numero diventa abbastanza elevato da permettere la circolazione del virus, il contagio si espande finché non viene circoscritto dalle barriere immunitarie di coloro che sono stati vaccinati”.

E la soglia di copertura del 95% è, appunto, il limite di equilibrio che impedisce la diffusione del virus. Per il morbillo, attualmente, si attesta all’85,2%.

La cosiddetta immunità di gregge.

Ma al di là di questa autorevole risposta continuano aspre le discussioni in merito tra chi vorrebbe, per legge, obbligare tali vaccinazioni ipotizzando, nel caso di inosservanze, anche l’adozione di pesanti sanzioni, compresa la sospensione della patria potestà e chi, i c.d. “garantisti”, ritiene, invece, che tali vaccini debbano essere solo raccomandati ma non imposti, in linea con quanto avviene sul territorio nazionale

L’unica cosa certa è che a causa di una crescente “cultura take-away”, alla superficialità ed anche alle fake news che sul tema delle vaccinazioni sono state costruite, quella che le correla all’autismo prima di tutte, sono molti i cittadini che non hanno piena consapevolezza del tema.

Le paure ed i dubbi generati al riguardo, nonostante le molteplici dichiarazioni degli organismi competenti, dimostrano la sfiducia dei cittadini e la conseguente perdita di autorevolezza dello Stato, della scienza in generale e della medicina ed i medici in particolare, nello specifico.

Non si può educare e non si può essere credibili quando lo Stato per primo ha abdicato da tempo al suo ruolo di educatore e di operatore sociale. L’aver lasciato le famiglie, i giovani e gli anziani ad affrontare in autonomia le emergenze sociali ha creato nella popolazione una forma di diffidenza, di pregiudizio, di allontanamento dal concetto di bene comune che sarebbe riduttivo etichettare soltanto come una diversa forma di obiezione sociale.

Lo Stato, almeno in materia di salute pubblica, deve tornare ad essere un riferimento, iniziando da una giusta comunicazione scientifica per finire a quel dovere di tutela della salute da assicurare a tutti i cittadini.

Nel caso delle vaccinazioni ha dapprima lasciato libero il gregge, salvo poi accorgersi in un secondo momento della crescita esponenziale dell’epidemia: non c’era più l’immunità del gregge!

La libera scelta va bene fino a quando non lede quella altrui, nel qual caso lo Stato ha il dovere d’intervento. Non si tratta di stracciare un valore individuale, quello a noi tanto caro della libera scelta, costringendo per legge a vaccinarsi, al contrario: le Istituzioni debbono coinvolgere tutti noi cittadini sulla necessità di una profilassi preventiva e sul nostro diritto/dovere, quale quello della salute, a partecipare socialmente a tali iniziative, assumendo stili di vita coerenti con finalità di interesse generale.

In questo modo lo Stato, i suoi cittadini, noi che siamo il tessuto sociale, potremo continuare ad essere credibili, perché nelle nostre azioni quotidiane, frutto di volontà reciproche, assicureremmo a noi ed alle prossime generazioni migliori standard qualitativi di salute.

In fondo non è una azione complicata visto che, nel recente passato tale tipologia di intervento funzionava. Ed è allora vedrete che non solo in materia di vaccinazioni, ritroveremo quel riferimento, quella valenza sociale, che uno Stato dovrebbe esprimere ovunque e comunque.

Morbillo, conseguenze e statistica

Il morbillo è una malattia infettiva esantematica altamente contagiosa causata da un virus, il Paramyxovirus del genere Morbillivirus. I segni e sintomi iniziali di solito includono febbre, spesso superiore a 40 °C, tosse, naso che cola e occhi rossi. I sintomi si sviluppano solitamente in 10-12 giorni dopo l’esposizione ad una persona infetta e si protraggono per 7-10 giorni. Complicazioni si verificano in circa il 30% dei casi e possono includere, tra le altre, diarrea, cecità, infiammazione del cervello e polmonite.

Il morbillo è una malattia che si diffonde facilmente per via aerea, soprattutto attraverso i colpi di tosse e gli starnuti delle persone infette. Può anche essere diffuso attraverso il contatto con la saliva o le secrezioni nasali. Nove persone su dieci che non sono immuni e condividono lo spazio in cui vivono con una persona infetta, saranno contagiati.

Il vaccino contro il morbillo è efficace nel prevenire la malattia. La vaccinazione ha portato ad una diminuzione del 75% dei decessi dovuti a questa malattia tra il 2000 e il 2013 e circa l’85% dei bambini a livello mondiale sono attualmente vaccinati.

Diffusione nel mondo e in Italia

Il morbillo colpisce circa 20 milioni di persone l’anno, soprattutto nelle aree in via di sviluppo dell’Africa e dell’Asia ed è la malattia, prevenibile con il vaccino, che provoca il maggior numero di morti rispetto qualsiasi altra patologia. Nel 2013 vi sono stati circa 96.000 decessi dovuti al morbillo, un dato in calo rispetto ai 545.000 decessi registrati nel 1990. L’ultima epidemia in Italia, registrata nel 2002, ha causato la morte di sei persone e ha portato a 15 casi di encefalite.

Si stima che negli anni 1980 la malattia causasse 2,6 milioni di morti all’anno. Prima che fosse disponibile il vaccino, negli Stati Uniti si verificavano da tre a quattro milioni di casi ogni anno. La maggior parte delle morti riguarda bambini di età inferiore ai cinque anni. Il rischio di morte tra gli infettati è di solito dello 0,2%, ma può arrivare fino al 10% in coloro che accusano malnutrizione.

I vaccini non causano autismo: nascita di una fake news

Ripercorriamo le tappe della genesi della più grande bufala sui vaccini, in particolare al vaccino trivalente MPR che, nella convinzione di coloro che rifiutano il vaccinarsi, pare che provochi autismo.

Nel febbraio del 1998, nel Regno Unito, il medico Andrew Wakefield pubblicò su The Lancet, una delle più importanti riviste mediche al mondo, uno studio in cui si dava conto di dodici bambini che avrebbero sviluppato marcati disturbi del comportamento in seguito alla somministrazione del vaccino MPR. Nella ricerca, firmata da altri dodici ricercatori, si parlava di diversi sintomi legati a disturbi intestinali. Lo studio proponeva una correlazione tra i problemi intestinali rilevati e l’autismo, anche se non metteva esplicitamente in correlazione il vaccino MPR con l’autismo. Wakefield, tra le altre cose, propose di vaccinare i bambini con iniezioni per le singole malattie, evitando il vaccino trivalente.

Negli anni seguenti, a seguito della grande portata mediatica dello studio, la fiducia verso il sistema sanitario britannico diminuì notevolmente e di conseguenza anche la percentuale di bambini vaccinati. Ma, contemporaneamente, tutte le più importanti organizzazioni sanitarie del mondo dimostrarono, con dati concreti e su larga scala, l’assenza di un legame diretto tra vaccino MPR e autismo.

La scoperta della truffa

La contestata ricerca di Wakefield del 1998 fu sostanzialmente affossata insieme alla reputazione del medico nel febbraio del 2004, quando il giornale britannico The Sunday Times pubblicò un’inchiesta dove si dimostrava un conflitto d’interessi del ricercatore, che aveva ricevuto 55mila sterline da un gruppo di persone alla ricerca di prove sulla presunta dannosità del vaccino MPR per una causa legale da portare avanti. In risposta, gli editori di The Lancet dissero chiaramente che l’autore dello studio avrebbe dovuto fare presente il suo conflitto d’interessi prima di proporre il suo lavoro per la pubblicazione.

Ulteriori inchieste negli anni seguenti accusarono sempre Wakefield di aver falsato diversi dati e di averne omessi altri, per portare elementi a sostegno della sua tesi sull’autismo tra i bambini vaccinati. Il General Medical Council (GMC), che nel Regno Unito controlla la professione medica, avviò un’indagine interna contro Wakefield, accusandolo di avere agito “disonestamente e irresponsabilmente”, conducendo test non regolari e agendo sotto un grave conflitto d’interessi.

In seguito agli sviluppi del caso, nel febbraio del 2010 The Lancet ritirò completamente e integralmente lo studio che aveva pubblicato nel 1998 da tutti i suoi archivi. Nel 2012 con una sentenza dell’Alta Corte britannica, Wakefield fu radiato e gli fu vietato di proseguire la professione medica.