Stop a bonus baby sitter, Italia non investe sul futuro e sulle famiglie

Di 4 Aprile 2019Diritti

Non è stato rinnovato il bonus baby sitter o asilo nido, che consentiva alle neo mamme di cedere parte della propria maternità “facoltativa” in cambio di un bonus dal valore fino a 600 euro mensili da usare per pagare la baby sitter o l’asilo nido e tornare al lavoro. Per Adoc è l’ennesimo segno di disinteresse per le politiche a sostegno della famiglia.

“Le famiglie rappresentano una risorsa strategica e fondamentale per il Paese, ma non sembrano essere una priorità per il Governo – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – il mancato rinnovo del bonus baby sitter è esemplare: si taglia un contributo che rappresentava un minimo sostegno alle madri lavoratrici e favoriva la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Così viene imposto alle neo mamme di scegliere tra figli o lavoro: una scelta che non dovrebbe esserci. In Italia il tasso di natalità continua a scendere: nel 2017 i nati sono stati poco più di 450mila, 120 mila in meno rispetto al 2008. Stiamo diventando un Paese che non intende investire sul futuro, sulle famiglie, sulle nascite. Al contrario, crediamo che si debba invertire la rotta e rilanciare concrete politiche a sostegno delle famiglie. Non solo con i bonus, ma con interventi strutturali e a lungo termine.”

Il bonus asilo nido e baby sitter solo fino al 2019

Chi ha chiesto e ottenuto il bonus baby sitter o asilo nido lo deve consumare entro la fine dell’anno.

Le madri beneficiarie potranno usufruire delle prestazioni lavorative per i servizi di baby-sitting entro il 31 dicembre 2019, con possibilità di dichiarare le stesse in procedura entro il 29 febbraio 2020 nell’apposita sezione del Libretto Famiglia. Anche le domande che sono ancora in fase istruttoria dovranno rispettare la stessa scadenza.

Cosa succede se avanza il bonus asilo nido / baby sitter

I mesi interi avanzati a fine anno saranno considerati oggetto di rinuncia con conseguente ripristino dei corrispondenti mesi interi di congedo parentale.

Ad esempio, nel caso di lavoratrice che abbia ottenuto un contributo baby-sitting di tre mesi (importo 1.800 euro) e abbia utilizzato il contributo, al 31 dicembre 2019, per un importo pari a 610 euro, si considera oggetto di rinuncia un solo mese, mentre gli altri due si considerano entrambi fruiti in ragione del superamento dell’importo di 600 euro, che determina l’impossibilità di frazionare il secondo mese di fruizione.Per quanto riguarda il contributo per gli asili nido, il termine sarà ancora più stretto: “Potrà essere fruito fino alla data del 31 luglio 2019, termine oltre il quale non saranno prese in considerazioni le richieste di pagamento inviate dagli asili nido per periodi di fruizione dei servizi per l’infanzia successivi a tale termine”. Anche in questo caso, “gli eventuali mesi interi di beneficio non fruiti entro il termine suddetto saranno considerati oggetto di rinuncia, con conseguente ripristino dei corrispondenti mesi di congedo parentale”.